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Il Poncione di Ganna

Il Poncione di Ganna

Nonostante quest’anno l’inverno sia stato incredibilmente mite nelle nostre valli varesotte, è la prima uscita di trekking (breve) dei Musli nel nuovo anno, dopo la parentesi climaticamente assai diversa (!) di Lanzarote! Era da un po’ di tempo che le nostre scarpe da trekking non lasciavano Casa Musla, complici gli stravizi delle vacanze di Natale e la generale pigrizia che invoglia più a godersi il caldo del camino piuttosto che avventurarsi nei boschi nostrani!

Per questa prima uscita decidiamo un’escursione molto breve (in totale di poco più di 2,5 km) ma abbastanza impegnativa, soprattutto nella discesa. Le nostre valli concedono un’offerta pressoché illimitata di escursioni da sperimentare e di cime intorno ai 1.000 metri da conquistare: il nostro obiettivo, nel medio periodo, è di ‘scalare’ almeno le principali. Per l’uscita di oggi scegliamo il Poncione di Ganna, vetta molto caratteristica, dall’aspetto di ‘corno’ facilmente riconoscibile e sulla cui sommità è stata posta un’enorme croce che di notte, con la sua luce, domina la Valganna e la Valceresio.
Giungiamo in macchina al caratteristico abitato di Ganna (punto di partenza di molte nostre passeggiate) per poi percorrere la tortuosa e stretta strada che porta alla località Alpe Tedesco, dove vi è anche un grazioso ristorante che offre gustosi piatti con polenta che ci ripromettiamo di visitare in futuro! Da qui diparte il sentiero che, a seconda della variante che si imbocca (da quello più graduale – da noi scelto – a quello più ripido per esperti di arrampicata) sale dai 777 metri di altitudine della frazione fino ai 993 metri della cima in poco più di 1 km. Il panorama che da qui si gode è semplicemente fantastico e spazia dalla città di Varese e pianura sottostante, Porto Ceresio e Lago di Lugano, Valganna con i laghi di Ghirla e di Ganna, fino al Campo dei Fiori, la Valcuvia, il Lago Maggiore e là in fondo la maestosità del Rosa.

Si potrebbe proseguire per altre due vicine vette (il Minisfreddo e il San Bernardo) ma per ora ci accontentiamo di questa breve sgambettata per poi tornare sui nostri passi e affrontare la discesa che, nel suo primo tratto, si dimostra piuttosto impegnativa e che ci obbliga più volte ad appoggiarci sulle rocce con le mani. Considerando che siamo ancora a febbraio la temperatura è assai mite e come concludere al meglio la giornata se non prendendo il primo del sole dell’anno sui lettini nel nostro giardino?

 

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