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La strada polverosa verso Bukhara

La strada polverosa verso Bukhara

Confine Uzbekistan-Turkmenistan 5Stamane sveglia presto e dopo, con la poderosa Chevrolet Orlando di Eldor, partenza verso Bukhara da cui ci dividono più di 450 chilometri di una strada che ben presto capiamo essere, davvero drammatica: dopo Urgench è un susseguirsi di buche che obbligano l‘autista a continui rallentamenti e gimkane ma la cosa che stupisce maggiormente è che nessuno si lamenta della cosa, ritenendo ‘normale’ viaggiare su strade così dissestate. Attraversiamo il deserto al confine col Turkmenistan e, come sempre accade, anche nei posti più impensabili si vedono persone a piedi, bambini per strada e, non ultimi, animali ovunque, asini e mucche serenamente stravaccati nel bel mezzo della strada! E’ una cosa incredibile a cui non riusciamo a fare l’abitudine! Dopo una trentina di chilometri da Urgench, per fortuna, tutto ad un tratto la strada da essere praticamente una sorta di pista nel deserto si trasforma in un’agevole superstrada a due corsie e finalmente si può viaggiare veloci! A metà strada ci fermiamo in una sorta di ristorante all’aperto che poi scopriamo essere méta di altre numerose comitive di turisti arrivati in pullman (italiani, tedeschi, francesi e millemila giapponesi) spesso incontrati o in giro per Khiva o addirittura nel nostro stesso hotel; su una fumante griglia sono in cottura gli spiedini di montone che andranno a sfamare tutti i commensali (a parte la Musla!) delle lunghe tavolate organizzate sotto una grande veranda.

G Strada Khiva-Bukhara - RistoroLa strada peggiora di nuovo e non senza una punta di sfinimento finalmente giungiamo a Bukhara, sconvolti, intorno alle 16.30. Il nostro hotel è molto carino e in posizione centrale, a pochi metri da Lyabi-Hauz, la piazza centrale costruita nel 1620 intorno a una vasca ombreggiata da gelsi antichissimi (eredità della rete di canali e delle circa 200 vasche di pietra che, fino a un secolo fa, assicurava l’approvvigionamento idrico della città). Il gelso è in qualche modo l’albero più diffuso in Uzbekistan, grazie la quale si allevano i bachi da seta, ghiotti, appunto, delle sue foglie. Il centro di Bukhara, in gran parte sotto tutela architettonica, è ricco di moschee, minareti e madrase monumentali; all’interno di ognuna di queste si trovano bancarelle che vendono oggetti in legno, pashmine e altri souvenir. Noi acquistiamo una bella tovaglia ricamata a mano che, durante i numerosi banchetti a Casa Musla, ci riporterà alla mente il meraviglioso Paese che stiamo visitando. Alle 20.30 ci siamo fatti prenotare da Eldor un appuntamento al Bozori Kord, uno degli antichi bagni pubblici della città che, dato il prezzo piuttosto deciso, si rivolge prevalentemente ai turisti; a nostro parere ne vale davvero la pena! Solitamente non è consentito l’accesso in concomitanza di uomini e donne ma per noi viene fatta un’eccezione e subito ci ritroviamo in un suggestivo ambiente caldo e umido che sembra una grotta; sudiamo tutta la stanchezza del viaggio nell’hammam e poi veniamo presi in consegna ognuno dal proprio gentile e rispettoso massaggiatore uzbeko che inizia a farci uno scrub alla pelle. Il massaggio per la Musla è definito soft (ma nonostante questo non le viene risparmiato qualche  ‘scrocchiamento’ – compreso quello più impressionante che riguarda tutte le dita dei piedi!!) mentre il Muslo, in una cavità accanto, emette urla di dolore e sorpresa ad ogni esercizio di stretching imposto dal massaggiatore: il malcapitato Muslo narra addirittura di essere stato calpestato più volte! Nonostante questo racconto, l’esperienza è comunque indimenticabile e davvero rilassante per i muscoli dei Musli e si conclude con un massaggio allo zenzero e miele ma soprattutto con secchiate finali di acqua fredda su tutto il corpo! Dopo esserci rivestiti, non può mancare il rito del thé consumato con i ragazzi dei bagni, parlando delle esperienze di vita tra noi così diverse!

Ci sogniamo una pizza da stamattina e optiamo quindi per un ristorante italiano precedentemente individuato: peccato che sia chiuso e soprattutto si trovi un po’ distante dall’hotel e dal centro; temendo di saltare il pasto, ci scapicolliamo verso Lyabi-Hauz e saliamo sulla panoramica terrazza del ristorante ‘Saroy’ che sono già le 22 passate. Per fortuna non è un problema: gustosa insalata con melanzane fritte, formaggio, carne di manzo per il Muslo e risotto vegetariano per la Musla e due birrette. Concludiamo il tutto con un chak-chak, un simpatico dolce tipico con riso soffiato e miele! Che giornata intensa e sorprendente!

Itinerario: Khiva – Bukhara

Pernottamento: Sasha & Son Boutique Hotel