Irlanda - Trekking

 

Racconto

Periodo: 23 - 27 luglio 2021

Pernottamento: Marlin Hotel

Ottava volta insieme nella nostra amata Irlanda… tutto nasce dal Claddagh ring con inciso la scritta Grá Dílseacht Cairdeas (amore, lealtà, amicizia) regalato alla Musla tre anni fa e perso poi durante il viaggio in California a causa di un’onda malefica dell’Oceano Pacifico di Venice Beach (link). In quell’occasione il Muslo aveva promesso un ritorno a Dublino proprio per riacquistarlo (nonostante fosse disponibile online)… Avevamo raccolto un gruppo di amici che ci accompagnassero nella “missione” ma poi, causa covid, tutto è sfumato e, alla fine, dopo varie cancellazioni di voli e spostamenti di prenotazione dell’hotel, ci siamo ritrovati a partire da soli. A questo punto, conoscendo a fondo Dublino, abbiamo quindi ricalibrato il taglio della vacanza, noleggiato una macchina (non prevista) per un paio di giorni e organizzato due trekking nei dintorni.

Atterriamo a Dublino all’ora di cena e veniamo accolti da un cielo insolitamente opaco, quasi da Pianura Padana: fa abbastanza caldo tanto da riuscire a cenare in t-shirt all’aperto in un locale poco lontano dal nostro hotel (al momento non è consentito stare all’interno a causa delle norme anti-pandemia). Il Marlin Hotel è in posizione centrale, vicino a numerosi pub e ristoranti. E’ moderno e pulito: l’unico scotto da pagare è la camera dalle dimensioni minuscole, da noi chiamata, simpaticamente, loculo! La cena non è indimenticabile (nachos, formaggi e improbabili bruschette) ma tutto viene annaffiato da due buone pinte di birra che rallegrano il nostro morale. Rimaniamo subito sconvolti dalla movida dublinese che, dall’ultima volta, sembra addirittura aumentata, probabile risultato di mesi di lockdown che qui, apparentemente, sembra essere stato molto più rigido che in Italia. Sicuramente la temperatura stranamente estiva per questi luoghi rende gli avventori ancora più su di giri, se non bastassero già le numerose birre consumate per strada un po’ da tutti!

L’indomani ci rechiamo alla fermata del bus 6 nei pressi di Connolly Station, dove lo attendiamo per ben un’ora… non per ritardi o quant’altro, questa è proprio la frequenza prevista! Nel mentre ci dilunghiamo su considerazioni di questa parte della città che non è delle più nobili, dove deambulano strani personaggi, forse ancora provati dai bagordi del venerdì sera… qui la gente proprio si rovina di alcol in maniera inimmaginabile! Giungiamo quindi nel promontorio di Howth dove, dalla fermata della Martello Tower di Sutton, iniziamo a percorrere il sentiero che, tutto a picco sul mare e in mezzo a cespugli di ginestre, percorre tutta la penisola. Passiamo il Baily Lighthouse, uno dei luoghi irlandesi a noi più cari e giungiamo infine alla stazione della Dart di Howth; è sabato e centinaia di dublinesi si sono qui riversati, complice anche la bellissima giornata; speravamo in un bel pranzetto nel pub in cui solitamente andiamo ma c’è il tutto esaurito, quindi un veloce panino e poi, grazie alla veloce DART rientro nel centro di Dublino.

Traccia Trekking Howth:

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Entriamo da Carolls dove era stato fatto a suo tempo l’acquisto del famoso anello ed eccolo lì a guardarci, insieme a un’infinità di altri monili celtici: la misura è perfetta per la Musla che, presa dall’entusiasmo, ne vorrebbe acquistare due o tre nel caso in cui si verifichi di nuovo un nefasto episodio come quello californiano. Conveniamo però che, in tal caso, non avrebbe lo stesso significato. La missione che ci ha spinto a settembre 2019 a prenotare il primo volo (poi cancellato, spostato etc.) per Dublino è compiuta! Quindi facciamo due passi intorno sulle rive del Liffey e ceniamo all’'Arlington Hotel': sulla prenotazione fatta a suo tempo per aprile 2020, gli importi pagati e le successive traversie potremmo scrivere un libro. Sta di fatto che vi riusciamo a cenare a base di cheeseburger per il Muslo e chowder e curry al cocco per la Musla (ovviamente accompagnate, per l’occasione, da tre pinte di birra!), godendoci la vista dell’umanità che ci sta intorno: ragazzine teenager mezze nude che brulicano in vista del sabato sera e cliente habitué al tavolo di fianco al nostro che, quando si trova a metà della pinta di sidro, si porta avanti e ne ordina già un’altra… arriverà a un totale di tre, almeno fino a che noi rimaniamo lì! La questione è che dopo qualche tempo che si vive in Irlanda ci si adegua ai costumi locali e si diventa come loro!!

Domenica andiamo a ritirare la nostra auto in un rent a car di fianco ad un hotel non lontano da St. Stephen Green e puntiamo diritti verso sud; il Muslo prende confidenza in poco tempo con la guida a sinistra tanto che la Musla non sperimenta i soliti brividi freddi nel passare per vie strette… Visitiamo i bellissimi giardini di Powerscourt e giungiamo poi a Greystones, cittadina sul mare con una ampia e lunga spiaggia di sabbia presa d’assalto da migliaia di persone: la Musla, benché abbia vissuto la rovente estate del 2003 qui in Irlanda, non ricorda un tale affollamento balneare e l’impressione è che faccia addirittura più caldo, considerando il numero di persone che fanno serenamente il bagno nel Mar d’Irlanda, notoriamente gelido. Pur avendo evitato gli spaventi causati dalla guida del Muslo, la Musla vive un momento di panico sulla passeggiata di Greystones in quanto, inspiegabilmente, perde il cellulare che verrà fortunatamente ritrovato - nascosto alla vista sotto l’unico cespuglio presente sul lungomare - grazie alla suoneria attivata dalle decine di telefonate dal cellulare del Muslo. Festeggiamo il ritrovamento con un bel gelato da Gino’s! Certi di trovare un po’ di tranquillità, riprendiamo l’auto e puntiamo a Brittas Bay, spiaggia immensa vicino alla quale la famiglia irlandese della Musla aveva la propria seconda casa. Mai aspettativa fu più disattesa: anche qui migliaia di persone a prendere il sole e a fare il bagno. Non è sicuramente il posto che fa per noi e quindi decidiamo di ripartire dopo poco alla volta di Kilmichael Point, il nostro luogo magico di molti anni fa e che, spesso, torniamo a visitare per rinfrescarne il ricordo. Qui, finalmente ritroviamo la pace che conosciamo e che amiamo. Appagati da quello che c’è intorno a noi e dal silenzio rotto solo dal rumore lieve delle onde del mare, ci rimaniamo fino a quasi il tramonto. Rientriamo quindi a Dublino e ceniamo da 'Al Boschetto', ristorante pseudo italiano di Ballsbridge frequentato dalla Musla con la sua famiglia irlandese.

Lunedì torniamo a sud, con l’obiettivo di fare un trekking nelle Wicklow Mountains e raggiungere la vetta della Djouce Mountain: inizialmente le nuvole basse rendono tutto il panorama intorno a noi ovattato e pressoché invisibile, ma poi finalmente il caldo del sole rompe le nubi e ci regala viste meravigliose che spaziano tutt’intorno sulle verdi colline d’Irlanda. La passeggiata ha una pendenza dolce e arriviamo in cima con poca fatica. Nel ridiscendere pranziamo al sacco seduti in un prato panoramico con la vista del sottostante Lough Tay dalle acque blu cobalto. Davvero uno spettacolo della natura.

Traccia Trekking Djouce Mountain:

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Riprendiamo l’auto alla volta di Glendalough: anche qui i ricordi affiorano anche se tutto ci sembra un po’ dismesso e abbandonato, probabilmente anche a causa dell’emergenza sanitaria. Percorriamo quindi la R115 fino ad arrivare a Sally Gap: qui il panorama è brullo e quasi spettrale. Si alternano distese di erba incolta a rilievi sassosi, dove non vi è alcuna traccia umana e addirittura nemmeno le onnipresenti pecore. Che senso di serenità e pace! Torniamo a Dublino e ceniamo a base di cibi per cui il nostro fegato ci chiede conto, su Temple Bar in una serata, post-weekend, che è sicuramente più vivibile del delirio del finesettimana!

E’ il giorno della partenza, dedicato a fare un po’ i turisti in città e all’immancabile shopping da Carrolls; leggermente provati dai due trekking di questi giorni, abbiamo un po’ le gambe pesanti ma maciniamo comunque vari chilometri per le vie della città; ci godiamo la pace nei giardini curati di St. Stephen’s Green, gironzoliamo per O’Connell Street e lungo la più snob Grafton Street fino a consumare un delizioso pranzetto greco alla 'Mykonos Taverna' di Dame Street.

Qualche considerazione: Dublino è sempre brulicante di vita ma anche qui si notano i segni della crisi portati dal covid, con molti negozi dismessi in un generale senso di abbandono. La città ci è parsa ancora più sporca, almeno nel centro, di quanto ricordavamo; altro discorso riguarda invece i quartieri residenziali, soprattutto della zona sud della città, con le loro deliziose semi-detached houses dai prezzi vertiginosi, giardini curati, pace e senso di benessere. Abbiamo trovato giorni caldi e secchi, non una goccia di pioggia (che, invece, ci ha colto al nostro ritorno a Malpensa in maniera torrenziale!) e questo ci ha fatto capire che anche qui il clima sta un po’ cambiando: si può dire che il prato di Casa Musla, quest’anno, abbia sì il colore verde vivo d’Irlanda mentre nell’Emerald Isle spesso abbiamo notato prati arsi dal sole e, cosa mai vista, giardini privati bagnati da impianti di irrigazione… impensabile fino a qualche tempo fa in cui, nell’arco di un solo giorno, come da detto popolare irlandese, si poteva sperimentare il susseguirsi delle quattro stagioni!

E’ sempre un piacere ripartire da questo paese meraviglioso con la certezza che, in un futuro più o meno lontano, ci torneremo di nuovo!

Abbiamo trascorso tre giorni che, in realtà, data la quantità di posti visti, ci sono sembrati una settimana in luoghi davvero magnifici, dove la natura è padrona e il silenzio regna sovrano, traendone benefici sia per il corpo, sia per la mente!

 

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